martedì 23 novembre 2010

_EVA: LA LEGGENDA DELLA VERITA’ CHE PIU’ NON PARLA_


Non si sa se sia leggenda o realtà ma si narra di un bar in cui si leggono i pensieri.
Il proprietario è un uomo muto. Dietro al bancone una misteriosa donna serve i clienti leggendo le loro anime e i loro pensieri … il suo nome è Eva.
Da quando è arrivata, Eva, il bar è diventato luogo di leggende. Eva prepara cioccolata in tazza  che ha lo stesso colore dei suoi occhi e il sapore di un viaggio tra pensieri … si dice che il suo caffè abbia poteri particolari alcuni sostengono che risvegli i sensi … il tè ha profumi d’oriente …
Leggenda o realtà, tutto sembra più pregiato … Eva vende sogni silenziosi … il suo sguardo caldo e profondo cattura chi lo incontra, quando ti accorgi di voler fuggire dai suoi occhi è, ormai, troppo tardi e finisci per precipitare in quel pozzo misterioso e inevitabile che ti cattura l’anima e ti restituisce pensieri più evanescenti e cristallini.
Il suo nome era diventato noto in tutto il paese già dopo pochi giorni dal suo arrivo. Di lei si parlava, si raccontava, si pensava, si credeva e, soprattutto, si inventava … di lei non si sapeva nulla, neppure la sua età. Ne dimostrava una trentina, ma la sua estrema consapevolezza di se lasciava intuire che avesse l’ esperienza della vita di una donna di quarant’anni. La fierezza di Eva intimidiva.
Di Eva si vociferava che fosse un’artista … infatti dipingeva,  fotografava, creava sculture di creta e argilla e, a detta di alcuni, suonava il piano a occhi chiusi disegnandone le note senza avere alcuna nozione di musica o solfeggio;  solo note percepite, vibrazioni dell’anima che restituiva al mondo attraverso la tastiera bianco e nera di un vecchio pianoforte scordato che aveva scovato in un sottoscala di una casa in rovina … poi, Eva, scriveva. Scriveva ciò che ascoltava leggendo gli sguardi e spingendosi fin oltre, dentro i cuori … scriveva di ciò che più amava: la gente. Amava della gente i difetti e le contraddizioni, l’umanità, gli errori … ma ne odiava l’ipocrisia, la falsità e ne aveva incontrata tanta, troppa, fino a morirne e a riemergerne verso nuova vita …
Eva era vera, lo era sempre stata … molti le consigliavano di imparare a fingere ritenendolo socialmente   indispensabile alla sua età … le dicevano che crescendo si deve saper “mediare”, “trovare compromessi” … in una parola: fingere. Lei non ne era in grado … i bambini la adoravano, così come lei amava e adorava i bambini, sinceri e spontanei nella loro ingenuità. Si rendeva conto che questo fosse un difetto, almeno in questo mondo, aveva provato a cambiare, ad ascoltare i consigli … ma proprio non ci riusciva … a volte cercava di riderci su e diceva “sono difettosa, troppo sincera”.
Ma la gente non ama la verità, la spontaneità, la genuinità … Eva dava fastidio.
Credeva di avere amici sinceri come lei, finché scoprì che, di lei, sparlavano. Addirittura qualcuno la definiva fuori di testa … e si sa come sono taglienti e cattive le malelingue … Eva venne tradita da tutti: parenti e amici. Infine, una domenica, scoprì che anche l’uomo al quale aveva donato il cuore, l’anima e la vita, la stava tradendo parlando di lei senza alcuna verità, dicendone le cose più infami … si pensa che il tradimento sia esclusivamente fisico; per Eva, il tradimento più grande fu quello. Morì in quell’attimo.
Sola, con la sua sincerità che le aveva creato il vuoto intorno … sfiduciata … persa … delusa … ma Eva amava la vita, l’esistenza aveva un motivo d’essere che le pulsava nelle vene senza bisogno di credere all’Eternità … le bastava respirare l’aria, accorgersi dell’azzurro del cielo, di un riflesso cromatico diverso su una foglia, annusare l’odore della resina, impossessarsi con lo sguardo dell’orizzonte per allargare le braccia e continuare il suo volo. Quella delusione divenne forza maggiore al suo essere essenza … brividi, verità e passione al di là dei sensi … passione totale per la vita …
Decise così di andar via … con sé solo una valigia piena d’arte e dolore ma con il cuore  leggero e pulsante di vita nuova.
Viaggiò senza meta …
Lungo il viaggio affinò la sua arte dell’ascolto … osservava le persone, il loro aspetto, le espressioni, i gesti … tutto parlava di loro … veri e propri libri da leggere, con curiosità e discrezione … tutto in silenzio … assolutamente nessuna parola … appuntava impressioni, esperienze e sensazioni nel suo fedele compagno di viaggio: un taccuino scritto fitto fitto. Visitò tanti, tantissimi paesini e molte città. Finché, arrivata in un paesino di montagna ai confini con la Francia entrò in un bar sentendosi, per la prima volta dall’inizio del lungo viaggio, finalmente a casa.
Lei che, da quella brutale e bastarda domenica di almeno sei mesi prima, aveva deciso di non parlare più, comprese che il proprietario di quel bar, che tutti credevano muto, aveva sofferto in passato del suo stesso “male” … anche lui aveva deciso di non parlare più, ritenendolo superfluo e a volte controproducente in un mondo che non vuole verità. Si capirono al volo e lui l’accolse come qualcuno che aspettava da tempo immemore … si guardarono e in quello sguardo si dissero tutto, raccontandosi le loro singolari storie, delusioni, sconfitte … fino alla rinascita.
Eva ebbe un nuovo padre, mille persone da comprendere aiutandole a guardarsi dentro e a capirsi, nessun nuovo amore … di lei però, si narra che fossero innamorati tutti gli uomini che entravano in quel bar … perché incantava il suo mistero, la sua naturalità, la leggenda della verità che più non parla ma scava nel tuo animo fino a restituirtela… 

eApianirò© (pubblicato nell'antologia "Facebook caffè" edizioni REI)

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