lunedì 16 novembre 2015

__Notti di cristallo (13)_ Novembre corse e paura (?)_



Guardavo Novembre correre, qualche giorno fa, lungo le strade lambite da un sole limpido, nelle albe nebbiose, e rosa in orizzonti quasi magici verso i suoi vanilla sky alla Monet. Guardavo i miei bambini, ormai grandi tanto da poterci parlare a lungo e organizzare uscite e cose da condividere, i loro occhi pieni di spettacolo, quella luce vera che nessuna luce ha, soprattutto quando brillano di sorrisi e gioia, in quegli istanti c’è il mondo che si ferma e tutta una giostra d’azzurro, come fluttuare nei cieli più belli d’estate. Tanta fatica, tanta responsabilità e tanti momenti di panico pensando “starò facendo bene?”, poi, li guardo ed è Amore riflesso che si propaga come onde, sempre più larghe, tonde, perfette.
Guardavo Novembre correre con i miei ragazzi, giocare a ridere facendosi gli scherzetti, dicendo cose buffe, rincorrendosi, prendendosi in giro e litigando. Novembre e i miei figli, correre tra gli alberi, sulle croccanti foglie accartocciate e correndo creare vento e farne cadere ancora, coriandoli dai colori ambrati che richiamano alla memoria il calore, lo stesso di quando in casa c’è profumo di dolce appena sfornato e il tepore di riscaldamenti accesi, di una coperta in tre sul divano mentre si guarda la tv, di una coperta in più sul letto la sera e  di un abbraccio di conforto e d’amore che solo chi ama può dare.
Correvano: Novembre e Francesco e Aurora e i loro amichetti e pure io, col fiatone, l’aria fresca inalata e i fumetti di vapore dalla bocca al precoce calar del sole -che già alle quattro e mezzo si tuffa giù dove scompare l’ultimo agglomerato di abitazioni, rosso, enorme, bello … “ciao, a domani” pensi e contempli e ringrazi per tutta la bellezza che ti è concessa-. Correvamo tutti scoprendo i denti, divertiti, spensierati e il corpo diventava caldo per il movimento e veniva voglia di togliere i giacconi e correre liberi dagli indumenti come pochi mesi fa. Hanno corso anche quelli di mesi e Novembre sembra batterli tutti in picchiata verso l’inverno, verso Natale e il nuovo anno.
Guardavo Novembre e il suo scivolare svelto tra le dita, afferrandomi la vita e portandosela al collo come una sciarpetta di seta che svolazza lasciando una delicatissima scia di profumo e nient’altro.
Questo pensavo: al tempo e da lì mi partivano e si ramificavano innumerevoli altri pensieri, una matassa, un groviglio. Pensieri belli, brutti, desideri, speranze, sogni, ricordi, situazioni … Finché, stanca per le troppe corse, Venerdì sera mi sono messa a letto alle dieci e dopo poco dormivo serena, con tutti i miei soliti grovigli beati e l’ingenuità di un bambino ignaro di ciò che nel mezzo del mio primo sonno avveniva nel mio stesso Novembre in corsa. Certi fatti ti sverginano, a me è capitato l’11 settembre, quella strana sensazione di cambiare per sempre, di perdere il candore, l’innocenza … fino all’attimo prima sei una persona e l’attimo dopo sei cambiato insieme al resto, imbruttito con il resto, indurito, sporcato.
Sabato, Novembre ha rallentato, come i fatti nei miei occhi che sono l’ascensore diretto a ciò che sento e si sgretolano tutte le tue convinzioni cullate ma non vuoi cadere nella trappola del qualunquismo mediatico.
Novembre si è trasformato in tv accesa e notizie e opinioni e bla, bla, bla in radio e chiacchiere sui fatti raccolte come pezzi di puzzle che non ricostruiscono un bel nulla se non un grande panico generale…
“Mamma, andiamocene da Roma. Andiamo a Caserta. Qui ho paura” mi dice Francesco. Come puoi negare a un bambino il sentimento della paura? Ha undici anni, Francesco e comincia a porsi molti interrogativi, ha una testa che macina e elabora e ciò che non comprende lo trasforma in paura. Filosofeggiando, come sempre mi accade, gli ho dato la mia, stupida, opinione dei fatti: “Francesco, nessun luogo è sicuro. Ma non perché c’è il rischio del terrorismo, ma perché ovunque puo’ accadere qualcosa. Del resto, l’unica certezza che abbiamo una volta venuti al mondo è che finiremo. Non sappiamo quando. Allora non ci rimane che vivere e cercare di vivere godendo ogni momento.” Insomma, una cosa del genere … Non è che sia molto soddisfatta, lui forse lo è stato, chissà, fatto è che l’ho visto più sollevato o almeno, non aveva più quello sguardo smarrito. Poi, mentre Aurora tentava discorsi ancora più filosofici imitandomi nell’immane blablabla… ho buttato giù un’altra frase che finisce tra le virgolette: “e poi, i terroristi, come dice la parola, vogliono terrorizzare, spaventare e non far più vivere le persone serenamente, dunque, se voi avete paura, li abbiamo fatti vincere”. Debbo essere stata molto convincente con questa frase, ma per me è un mistero come sia accaduto, fatto è che loro hanno continuato a correre con Novembre.
Stasera, erano dal papà e, come spesso accade quando sono da lui, ne ho approfittato per andare a fare la spesa con lo sconto (con loro non mi è possibile perché a quell’ora ceniamo), sono uscita e la strada era vuota, la luce dai lampioni ma comunque le stradine troppo buie, ho fatto la spesa in un supermercato quasi deserto, ho scambiato quattro chiacchiere con la commessa più simpatica (perché sorride sempre come me), stavano per chiudere, sono uscita con una sporta caricata sulla spalla destra insieme alla borsa, un’altra busta del supermercato nella mano destra e una confezione d’acqua portata con la sinistra, ho caricato tutto in macchina con calma, sono arrivata a casa, ho portato tutto dentro e prima di togliere la spesa dalle buste e riporle in frigo e negli armadietti della cucina, ho chiuso il sacchetto dell’umido, ho afferrato il contenitore con gli scarti di materiale plastico e alluminio e sono andata a buttare l’immondizia.
Mi sono ritrovata in questa ennesima notte di me e me stessa nel mondo e non capire bene perché, che poi, non lo capiro’ mai… Da piccola a volte pensavo che era tutto un sogno, una specie di illusione visionaria, come se ognuno di noi immaginasse di vivere ciò che vive ma in realtà è tutto finto, vedo però che oggi come allora, nonostante nel frattempo abbia affinato il modo per raccontare le cose, ho ancora molta difficoltà a spiegare la mia ipotesi sulla vita. Stavo per girare le chiavi nel cancello per riaprirlo e tornare a casa ma, mi sono girata e ho proseguito lungo la strada a respirare la sera e le sue stelle, a contemplare le cose che sembrano belle: le luci nelle case, i rumori e il vociare che rubi a tratti, il silenzio intervallato dalle ruote in corsa sull’asfalto… Sono io: mani in tasca, giaccone tirato fino sotto al mento, passo sorridente da perenne bambina nel parco con gli amici, occhi sempre pronti a guardare; io e la mia intolleranza verso i pettegolezzi e le ingiustizie, io e la mia fantasia che guarisce tutto, io e le mie sconfitte, i miei guai, ma anche le mie gioie e soddisfazioni e la consapevolezza, finalmente, di essere una persona a pois in un mondo spesso troppo a righe, una persona a colori in un mondo spesso grigio, una persona buona e che non ha paura ormai più di nulla se non per i suoi bambini e per loro sarà scudo e strada perché anche loro non abbiano paura di vivere.

pina ianiro (16/11/2015)

2 commenti:

  1. È la più bella pagina di un "diario"mai letta...stile unico e incantevole.

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  2. È la più bella pagina di un "diario"mai letta...stile unico e incantevole.

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